L’impiego di truppe irregolari e contractors da parte della Russia, dal ‘600 ad oggi

L’impiego di tipologie di guerra definibili “non-lineari” (inclusi appaltatori paramilitari privati) da parte di varie nazioni ha sempre  avuto luogo in diverse occasioni. Tuttavia, questo approfondimento cercherà di discutere le principali pietre miliari dell’evoluzione storica dell’uso da parte della Russia di forze mercenarie e irregolari dalla Russia zarista agli ultimi giorni dell’Unione Sovietica.

Nello specifico, questo documento esplorerà:

  • idee / motivazioni chiave che hanno guidato lo stato russo nell’impiegare questi gruppi prima del 1917;
  • l’evoluzione dell’approccio sovietico verso le forze irregolari e il loro uso nell’ambito di (para) operazioni militari;
  • la partecipazione dei “consiglieri militari” sovietici nei conflitti regionali e nelle zone di instabilità come parte del gioco di potere geopolitico contro l’Occidente (principalmente gli Stati Uniti);
  • il fenomeno delle “forze speciali” (Spetsnaz) come mezzo per raggiungere compiti specifici.

La ricerca è basata su una vasta gamma di fonti russe e presenta una combinazione di approcci cronologici e tematici.

Uso della Russia delle forze irregolari nel periodo pre-sovietico (1612-1917)

L’uso da parte della Russia di appaltatori militari privati ​​risale alla Guerra di Livonia (1558-1583) e riflette la tradizionale debolezza della Russia nel dominio marittimo. [1] Durante lo stesso periodo, il cosacco Yaman Timiofeyevich, assunto dalla potente famiglia di mercanti Stroganov, intraprese un’incursione contro il quasi-stato musulmano del Khanato di Sibir. Concepita come un mezzo per ottenere profitto economico, questa spedizione, che durò dal 1581 al 1585, sarebbe diventata una pietra miliare nella storia della Russia. In particolare, essa portò ad un considerevole miglioramento dei confini statali russi e spianò la strada alla conquista e alla colonizzazione da parte della Russia di tutta la Siberia e l’Estremo Oriente.

Un altro episodio significativo avvenne durante il cosidetto °Time of Troubles° (1598-1613), quando l’iniziale pesante dipendenza dai mercenari svedesi durante la guerra contro il Commonwealth polacco-lituano alla fine subì un profondo cambiamento di strategia. Nel 1610, l’impiego di mercenari stranieri avrebbe ceduto il passo a una miscela unica di appaltatori militari e combattenti partigiani/guerriglieri (che combinava gli etnici russi e i popoli non russi) – la cosiddetta “Milizia popolare” (narodnoye opolcheniye) [2] – che spodestò le forze polacche da Mosca (1612) e diede origine alla dinastia dei Romanov (1613).

Successivamente, il processo di inclusione attiva di irregolari nell’architettura delle forze armate russe avvenne grazie ad una combinazione di due processi/aspetti interconnessi:

  • l’espansione attiva orientale e sud-occidentale dell’Impero russo, che richiedeva una sorveglianza costante, il controllo del territorio e la protezione della frontiera in rapido mutamento; così come
  • la necessità di integrare le popolazioni non russe conquistate all’interno dell’architettura dello stato russo, con la loro minima distrazione dalle attività tradizionali. [3]

Così, al culmine del potere della Russia pre-1917, la spina dorsale delle forze irregolari imperiali era costituita dai seguenti gruppi principali:

  • Cosacchi, [4] che, nel 1853, comprendevano, tra gli altri, il Don, il Mar Nero, gli Urali, i Caucasici, gli Astrakhan, i Danubici, gli Orenburg, gli Azov, i Siberi, i Baikal, i Bashkir-Mesher e i Buryat;
  • truppe non russe (inorodcheskiye voyska) – in particolare, l’esercito di Kalmyk, il Dagestan e il reggimento di guardie a cavallo di Tekin, l’esercito albanese (composto da greci e arnauti), il Reggimento Hussar Valakh e la polizia a cavallo di Kengerlin.

Durante la prima guerra mondiale (1914-1917), [5] forse, il progetto più “esotico” che emerse, relativo all’uso degli irregolari, fu l’idea di creare l’esercito dei Cosacchi dell’Eufrate (composto da Armeni, Assiri e Yezidi che vivevano in Medio Oriente) come mezzo per affrontare l’Impero Ottomano e distrarre le sue forze dal Fronte Caucasico. [6]

Ciò detto, nella Russia imperiale le forze sopra menzionate eseguivano principalmente funzioni ausiliarie che, oltre a fornire sicurezza alle frontiere, includevano operazioni militari contro forze militarmente deboli al pari della difesa territoriale in aree potenzialmente instabili. [7] Inoltre, I Cosacchi erano ampiamente impiegati per affrontare (nel linguaggio odierno) “minacce ibride”, compresa la soppressione dei movimenti di protesta e la protezione fisica dell’Imperatore. [8] Inoltre, i cosiddetti Cosacchi Plastun [9] (parte del Mar Nero e poi, in seguito, il Kuban Cossack Host) furono impiegati come forze speciali in operazioni (Spetsnaz) nei principali conflitti militari combattuti dall’impero russo tra il 1842 e il 1917. I Plastuns operavano in piccoli gruppi altamente manovrabili, capaci di penetrare con facilità le linee nemiche. [10]

A questo punto, vale anche la pena ricordare il Generale Alexander Roediger, membro del Consiglio di Stato russo imperiale e ministro della guerra dell’impero russo (1905-1909), che osservò “in alcune aree del servizio militare, le truppe irregolari sono più maneggevoli rispetto alle forze regolari. “[11] Questa idea ebbe poi  un nuovo impulso negli anni, in seguito allo scoppio di una serie di conflitti regionali (principalmente la guerra civile siriana e la crisi ucraina) e la crescente paura russa di nuove “minacce ibride ” da parte dell’Occidente, sotto forma di sostegno occidentale a “rivoluzioni colorate”. [12]

La storia russa precedente al 1917 ha anche assistito a un episodio curioso che potrebbe essere servito da prototipo per i “consiglieri militari” che in seguito sarebbero stati impiegati nel periodo sovietico, la Brigata cosacense persiana. Formata nel 1879 (la formazione era condotta da istruttori militari russi), secondo quanto riferito su richiesta di Nasir-ed-Din Shah, la Brigata “divenne la più efficace formazione militare all’interno delle forze armate persiane” e fu ampiamente utilizzata (tra le altre attività) per la”soppressione di proteste pubbliche.” [13]

La grande trasformazione: da “irregolari” a  Spetsnaz (1917-1968)

Durante la Guerra Civile (1917-1922) il territorio dell’ex impero russo divenne un’arena di intensi conflitti armati, con operazioni militari irregolari (che spesso sostituivano la guerra convenzionale) attivamente impiegate da tutte le parti. Il modo in cui queste forze venivano impiegate differiva considerevolmente [14]:

  • Sottotipo 1: Forze irregolari di tipo esercito

Sebbene inizialmente mostrasse un vantaggio indiscusso (grazie ai loro specialisti militari altamente qualificati e un alto livello di manovrabilità delle unità sul campo di battaglia), la struttura simile ad un esercito usata esclusivamente dal Movimento Bianco alla fine si dimostrò controproducente. La loro struttura rigida, accoppiata a modelli di mobilitazione inefficaci, erose i vantaggi di questo modello.

  • Sottotipo 2: Forze irregolari in stile Guerriglia

I cosiddetti “eserciti verdi” [15] (principalmente l’esercito rivoluzionario insurrezionale dell’Ucraina, guidato da Nestor Makhno), il cui teatro operativo copriva enormi masse continentali, impiegavano tattiche che utilizzavano piccoli gruppi altamente manovrabili (5-20 e 60-70 più tardi uomini), che permetteva alle forze ucraine di condurre rapide incursioni (fino a 100 km al giorno) nella retroguardia del nemico. I principali inconvenienti di questa tipologia di forze – oltre alla mancanza di coordinamento – erano il loro rigido attaccamento territoriale, le risorse economiche inadeguate e la mancanza di un’ideologia unificante.

  • Sottotipo 3: Irregolari del nuovo tipo

L’Armata Rossa, che doveva mantenere il controllo su una vasta area con un fronte esteso a quasi 8.000 km, si appoggiava ampiamente su irregolari che erano integrati nella struttura delle sue forze armate. Questa mossa permise alla parte sovietica di negare all’avversario risorse umane preziose (attraverso la mobilitazione di massa) e di mantenere un controllo costante del territorio, mentre al contempo operava dietro le linee nemiche.

Il profondo successo strategico dei sovietici derivava dalla loro capacità di adottare con successo i vantaggi intrinseci dei loro avversari, che integravano con una fervente componente ideologica (praticamente inesistente tra i Verdi). Da una prospettiva operativa, i cosidetti “Rossi”, a differenza dei bianchi che usavano futilmente le forze irregolari in attacchi frontali (o operazioni contro i fianchi del nemico), erano basati su irregolari che si trovavano già nella parte posteriore del nemico. Inoltre, il ruolo delle autorità sovietiche, compresa quella di Vladimir Lenin, era essenziale perché sottolineavano la necessità di introdurre “specializzazioni” tra le formazioni irregolari. Un esempio fu la “scuola di bombardieri” (shkola podryvnikov), che approntò individui appositamente addestrati per azioni sovversive. [16] Unendo le funzioni militari e paramilitari con un forte indottrinamento ideologico, le autorità sovietiche iniziarono di fatto ad implementare elementi di ciò che oggi è popolarmente denominato “Hybrid Warfare”; queste tattiche furono poi ampiamente testate durante la guerra sovietico-polacca (1919-1921). La grande mole di operazioni sovversive sul territorio della Polonia fu condotta dalla cosiddetta Organizzazione militare illegale (Nelegalnaya Voennaia Organizatsiia), creata alla fine del 1919 (su iniziativa di Iosif Unshhtit), e più tardi composta da 300 gruppi/cellule. [17] Le sue azioni si rivelarono talmente efficaci che i suoi principi operativi avrebbero costituito la spina dorsale delle “misure attive” (aktivnyie meropriiaziia) contro i nemici ideologici dell’Unione Sovietica. [18] Durante il 1919-1925, erano attivi anche gruppi simili in Romania, Bulgaria e anche in Montenegro, con “advisors” sovietici che fornivano conoscenze essenziali sulle attività sovversive / terroristiche ai locali. [19]

In questo frangente, un importante messaggio fu espresso (concordato da Lenin, ma non fattibile da una prospettiva economica) da Leon Trotsky, che, nell’agosto 1919, propose di inviare gruppi paramilitari e militari convenzionali in India come mezzo per infiammare una qualche rivoluzione socialista in questo paese e, conseguentemente, diminuire làegemonia britannica nel Grande Medio Oriente e nel Sud-est asiatico. [20]

Adozione di truppe irregolari dallo Stato Sovietico

Non sarebbe un eufemismo dire che questi metodi gettarono le basi per l’emergere di forze speciali sovietiche (Spetsnaz). È interessante notare come questa fusione tra esperienza “straniera” e “domestica” in termini di operazioni militari non lineari venne utilizzata nelle aree occidentali dell’Unione Sovietica (Kiev, Odessa e Kharkiv divennero le principali basi di addestramento) durante il periodo 1928-1933, quale parte della preparazione generale di Mosca per il tanto temuto confronto con l’Occidente [21] A questo punto, tuttavia, la parte sovietica fece un passo indietro, etichettando le “formazioni partigiane” come non idonee per la dottrina militare del paese, che idealmente respinse l’idea di guerra difensiva, affermando che in caso di conflitto militare “l’esercito sovietico sarebbe stato l’esercito più offensivo tra tutti quelli esistenti nel mondo.” [22] Questo atteggiamento si rivelò un terribile errore dalle terribili conseguenze per l’Unione Sovietica. In particolare, il rifiuto straniero di guerra non lineare durante il periodo tra i due conflitti mondiali contribuì profondamente al rapido progresso della Germania nazista in territorio sovietico durante la Seconda Guerra Mondiale (Operazione Barbarossa). Tuttavia, le autorità sovietiche si resero conto dell’importanza e della necessità di applicare forme di guerra non lineari dopo i primi mesi di ostilità con l’esercito tedesco. L’8 agosto 1941, Lavrentiy Beria (membro del Comitato per la difesa dello Stato Sovietico) inviò una lettera a Joseph Stalin sostenendo un maggiore consolidamento del movimento partigiano. Egli elogiò, inoltre, l’efficacia di un tipo di confronto non lineare contro le truppe tedesche regolari.

Pertanto, nonostante lo scetticismo prebellico, la Grande guerra patriottica (1941-1945) divenne probabilmente una pietra miliare fondamentale nella formazione delle forze speciali sovietiche. È importante notare che l’esperienza dei partigiani sovietici degli anni ’20 fu ampiamente utilizzata nella lotta armata dell’Unione Sovietica contro la Germania nazista. Durante il periodo delle ostilità sul territorio sovietico (1941-1945), il numero complessivo di partigiani raggiunse 1.000.000 di persone. [23] Lasciando da parte il dibattito sull’effettiva efficacia di queste formazioni partigiane (che ad oggi resta una questione di dibattito incessante), [24 ] due aspetti dovrebbero essere evidenziati. Primo, le operazioni contro-partigiane tedesche furono in gran parte infruttuose. [25] Secondo, per la parte sovietica, l’esperienza nella guerra si rivelò utile nelle sue riforme militari post-belliche. Nel 1951, sulla base dell’esperienza delle operazioni segrete e non lineari acquisite dall’esercito rosso durante la Grande Guerra Patriottica, unità di sabotaggio e ricognizione (diversionno-razvedovatelnaia gruppa) emersero come parte della struttura dell’esercito. [26] Nel 1964, il numero complessivo delle forze speciali nelle Forze armate sovietiche includeva dieci brigate, due battaglioni e sei compagnie. [27]

In sostanza, il tentativo sovietico di delegare più poteri e integrare il nascente Spetsnaz nell’architettura delle Forze Armate era dovuto a due processi interdipendenti: l’emergere di armi tattiche nucleari (TNW) e il loro mezzo di consegna, nonché la creazione della NATO, nel 1949. Secondo il pensiero militare sovietico, le forze speciali dovevano essere incaricate di raccogliere informazioni, ricognizioni e, se necessario (prima dell’escalation di un conflitto armato tra il Patto di Varsavia e la NATO), il sabotaggio e distruzione fisica dei siti della NATO contenenti armi nucleari tattiche. [28]

Il “debutto internazionale” degli Spetsnaz sovietici avvenne nel 1968. A maggio, un gruppo di 10 militari delle forze speciali effettuò un attacco (25à totali) nelle strutture statunitensi situate in Cambogia (30 km dal confine vietnamita) , attaccando gli elicotteri d’attacco American Bell AH-1 Cobra. Ne conseguì la distruzione di tre elicotteri ed uno che fu portato in territorio vietnamita. Il secondo episodio – Operazione Danubio (un’invasione congiunta della Cecoslovacchia da parte dei paesi del Patto di Varsavia) – alcune forze speciali sovietiche vennero incaricate di prendere il controllo dell’aeroporto di Praga. Otto Skorzeny (ex Tenente Colonnello tedesco delle SS, uno dei più noti specialisti nazisti in operazioni sovversive) definì tale operazione “brillante”. [29]

“Turisti” sovietici: contractors militari privati (proto) di proprietà statale

Come contromisura al “diffuso espansionismo americano nel mondo”, l’Unione Sovietica ha fatto ampio affidamento sull’economia (crediti, prestiti, grandi progetti infrastrutturali, trasferimenti di conoscenze) e sul supporto tecnico-militare reso ai paesi del Terzo Mondo. Durante la Guerra Fredda, Mosca concluse trattati sulla cooperazione militare con più di 120 paesi, con forniture di armi e relativo addestramento, incluse il dispiegamento di personale militare sovietico quale “consulente/istruttore”. Le stime più prudenti degli analisti russi suggeriscono che non meno di 60.000 consiglieri militari sovietici, tra cui 523 generali e ammiragli dell’esercito sovietico, abbiano prestato servizio in vari paesi “amici”, tra cui Algeria, Angola, Afghanistan, Vietnam, Egitto, Yemen, Cambogia, Cina, Cuba, Corea del Nord , Laos, Libano, Mozambico, Nicaragua, Siria ed Etiopia. [30] Inoltre, su 44 conflitti militari tra il 1945 e il 1991 che coinvolsero personale militare sovietico, ben in 22 si è fatto ampio uso di un tipo di guerra definibile come non “regolare“ o ibrida.

In effetti, questo approccio sovietico venne formulato per la prima volta nel novembre 1919 da Lenin, il quale, affermando la vittoria della rivoluzione russa, dichiarò che “… ora, la nostra repubblica sovietica dovrebbe concentrarsi sull’innalzare le nazioni dell’Est, e fare la guerra contro l’imperialismo internazionale insieme. “[31] L’esperienza della Guerra Civile e della Grande Guerra Patriottica aveva dotato il regime sovietico delle capacità teoriche e pratiche essenziali per tentare tutto questo.

Nel secondo dopoguerra, il primo tentativo sovietico di applicare misure non lineari/ibride per influenzare gli sviluppi esterni avvenne nel 1947, quando Mosca svolse un ruolo decisivo nella formazione dei militanti curdi. Mustafa Barzani (il leader del Partito Democratico del Kurdistan), dopo aver ottenuto le necessarie abilità nel sabotaggio e nelle tecniche di diversione all’Accademia militare di Frunze, fu inviato nel Kurdistan iracheno, nel 1957, per condurre operazioni. [32]

Con il crescente coinvolgimento dell’Unione Sovietica in vari conflitti internazionali, Mosca cercò legittimità per le sue azioni adottando un concetto noto come °Internationalist Obligation° (Internatsionalnyii Dolg). Questa facciata per giustificare la propria infiltrazione in conflitti regionali fu inizialmente mantenuta nella cosiddetta dottrina Brezhnev (1968), e in seguito fu inglobata nella stessa costituzione del 1977. [33] E benché diffusa in un ampio ventaglio di teatri operativi (tre continenti), queste azioni avevano generalmente alcuni aspetti  in comune:

  • Ricerca della legittimità

Nel perseguire la legittimità, praticamente ogni istanza di coinvolgimento negli affari di un altro paese è stata sempre preceduta da una qualche “richiesta ufficiale” da parte del paese/leader/governo sottoposto ad un “attacco imperialista” e incapace di gestire in proprio il pericolo. Sebbene fosse poco più di un miraggio, questa “richiesta” veniva, tuttavia, usata fortemente dalla parte sovietica come “bastone luminoso” (per scopi interni ed esterni) al fine di garantire a Mosca la necessaria “legittimità”. [34] Per inciso, argomenti simili (con l’esatta medesima enfasi su “il governo legittimo”) sono stati più recentemente utilizzati dalla Federazione Russa nella sua politica estera nei confronti dell’Ucraina (2014) e in Siria (2015).

  • Paura di Esposizione Internazionale

A livello di comunicazione strategiche e narrativa, la paura per unàesposizione internazionale era (ed è tuttora) presupposto per poter ritrarre gli Stati Uniti (e relativi alleati) come aggressori. Questo fu esplicitamente detto da Stalin prima dello scoppio della guerra in Corea, quando ordinò improvvisamente il ritiro di tutti i consiglieri militari sovietici dalla Corea del Nord. Parlando con Nikita Khrushchev, egli osservò “… potrebbero essere imprigionati. Non vogliamo che i fatti della nostra partecipazione in questa faccenda diventino pubblici. Questi sono affari di Kim Il Sung [capo della Corea del Nord]. “[35] Da questo punto in poi, il coinvolgimento militare sovietico in altri paesi prese la forma di

  1. una guerra per procura con partecipazione straniera (la guerra di Corea, la guerra civile angolana, la Conflitto arabo-israeliano, la guerra in Libano);
  2. una guerra per procura con l’impiego clandestino di personale militare sovietico; oppure
  3. una combinazione di questi.

La minaccia di esposizione internazionale ha comportato livelli estremamente elevati di segretezza. Quando venivano inviati in missione all’estero, i military advisors sovietici o le forze irregolari (se scoperti, notoriamente etichettate da Mosca come “turisti”) non erano autorizzati a prendere oggetti relativi alla loro vera identità. Nel marzo 1970, il ministro della difesa sovietico, il maresciallo Andrey Grechko, avrebbe riferito ai piloti sovietici: “Compagni, nel caso veniate abbattuti oltre il Canale di Suez e presi in ostaggio, noi non vi riconosceremo; venitene fuori da soli. “[36] Inoltre, in molte occasioni, gli specialisti sovietici (mentre partivano dal porto di Nikolayev) non erano a conoscenza della loro destinazione finale. Nei suoi resoconti successivi, il capo delle forze sovietiche in Egitto, il Generale Aleksey Smirnov, osservò che “la gente aveva qualche idea su dove stavano andando, ma i nostri servizi speciali avrebbero represso qualsiasi discorso sull’argomento”. All’arrivo in Odessa o Sebastopoli, i soldati e gli ufficiali sovietici venivano raggiunti da gruppi di militari, messi sotto “quarantena” e impediti di fare chiamate ai propri parenti fino a che non fossero passati attraverso una serie di “colloqui istruttivi”. Da quel momento in poi, gli fu esplicitamente proibito di menzionare qualsiasi cosa relativa alle loro attività all’estero. [37] L’atmosfera di segretezza e opacità che circondava le operazioni clandestine all’estero di Mosca durante la Guerra Fredda persistette ben dopo il crollo dell’Unione Sovietica. [38]

  • Modelli standardizzati di preparazione para-militare

Il modello delle attività straniere clandestine mostrava una grande dipendenza dall’esperienza sovietica nella Grande Guerra Patriottica. Nello specifico, i sovietici hanno cercato di imporre alcune strutture militari comuni alle forze armate dei paesi “partner” sulla base del modello dell’esercito sovietico. In particolare, il primo leader della Corea del Nord, Kim Il Sung, una volta dhichiarò che “l’esercito del nostro popolo era organizzato sulla base dei principi dell’esercito sovietico e facendo affidamento sulla sua ricca esperienza.” [39] Lo stesso punto venne rimarcato dal Tenente Generale V. Budakov, impiegato quale capo consigliere militare dell’Unione Sovietica in Siria (1977-1980). In particolare, egli sottolineò il ruolo decisivo dell’esperienza sovietica nella Seconda guerra mondiale durante la formazione delle forze armate siriane. [40] È fondamentale notare che, nel perseguimento di questa uniformità imposta, Mosca si è rivolta attivamente ai suoi “consiglieri militari” clandestinamente inviati al paese in questione ed incaricati di “organizzare e preparare le forze armate locali per azioni contro un nemico specifico” – una tesi avanzata nel 1980 dal maresciallo dell’Unione Sovietica e Capo dello Staff Generale, Nikolai Ogarkov. [41] Questo schema è stato adoperato da parte sovietica in tutti i teatri operativi con limitata considerazione delle pecularietà locali (clima, geografia, mentalità, cultura locale). Ed anche se inizialmente ebbe successo, quell’approccio generalizzato mostrò molteplici difetti nel lungo periodo, a causa di almeno quattro ragioni principali.

Primo, mentre spingevano paesi post-coloniali ad integrare l’esperienza acquisita durante la Seconda guerra mondiale da parte dell’Unione Sovietica, le stesse Forze armate sovietiche non riuscirono ad adottare pienamente queste lezioni. L’era della cosidetta “euforia nucleare” degli anni ’60 portò ad una empasse nel pensiero militare sovietico [42] Ciò si riflesse in un eccessivo dogmatismo ed incapacità di seguire i nuovi trend della natura mutevole della guerra. Una conseguenza estremamente negativa includeva una visibile mancanza di attenzione da parte della dirigenza politico-militare a varie tecniche di combattimento “non standard”.

Secondo, l’approccio “unico” ha  spesso ignorato le ovvie pecularietà nella mentalità e nella determinazione delle popolazioni locali. Ad esempio, come rilevato da Nikolay Kolesnik, presidente dell’organizzazione dei veterani della guerra del Vietnam, le truppe vietnamite dimostrarono “un eccezionale livello di patriottismo, spirito combattivo e diligenza nell’apprendimento”. [43] Allo stesso tempo, gli arabi generalmente non dimostrarono affatto lo stesso livello di zelo e risoluzione. Questi ultimi tendevano a incolpare l’armamento sovietico per le loro sconfitte o pretendevano che “truppe sovietiche venissero mandate a combattere in prima linea per loro”, un aspetto che spesso faceva infuriare il comando militare sovietico di alto livello (in particolare, il maresciallo Dmitry Ustinov, l’allora Ministro della Difesa dell’Unione Sovietica) così come rendeva quantomeno perplessa la leadership politica (come Yuri Andropov). [44]

Terzo, va considerato il fattore del crescente divario tecnologico, in parte derivante da un eccessivo dogmatismo tecnico russo. Le lezioni del conflitto arabo-israeliano sono state fraintese (o non prese sul serio) dal mainstream della leadership militare-politica sovietica, che (salvo rare eccezioni) ha continuato a cercare di convincere il Politburo che le tecnologie militari sovietiche non avessero eguali nelle loro qualità . Molte voci del coro che affermarono “le nostre armi sono inferiori ai pezzi prodotti negli Stati Uniti e in Israele” [45] vennero messe a tacere. Inoltre, la leadership militare-politica sovietica, pur giustificando il crescente numero di fallimenti con l’incolpare gli arabi come “inadatti a combattere”, perse la “chiave” di lettura. [46] Principalmente, i consiglieri militari sovietici, che stavano prendendo una fetta sempre più grande nei combattimenti “stavano gestendo una guerra di vecchio tipo, mentre gli avversari [Israele appoggiato dagli Stati Uniti] stavano portando avanti una nuova generazione di guerra”. [47] Questa spiacevole realtà (già evidente verso la fase finale della guerra in Vietnam [ 48]) non venne ben capita da Mosca, anche se era del tutto ovvio durante le guerre arabo-israeliane, incluse le aree di superiorità sovietica come l’Electronic Warfare (EW). [49]

Quarto, l’Unione Sovietica fallì consistentemente nel mettersi al passo con l’evoluzione e la natura mutevole del nuovo tipo di warfare/conflitto. Come osservato da Marshal Ogarkov nei primi anni ’80, “la mobilità e le operazioni preventive offensive (oltre ad altri aspetti) costituiscono la spina dorsale delle future operazioni militari”. [50] Tuttavia, queste idee non ricevettero attuazione pratica nell’esercito sovietico. Poiché l’esperienza dei conflitti regionali (specialmente la guerra in Afghanistan) dimostrò esplicitamente che le truppe sovietiche non erano preparate a: [51]

  • operazioni anti-insurrezione (nella maggior parte dei casi) [52];
  • confronto informativo del nuovo tipo (compresa la mutata natura di inganno strategico);
  • combattimenti notturni e agguati;
  • ricognizione in terreni sconosciuti.

Inoltre, l’esercito sovietico non fu in grado di adattarsi ad una crescente lista di compiti nuovi/atipici che ci si aspettava fosse coperta sempre più dalle forze armate regolari, come il controllo delle comunicazioni, la protezione delle infrastrutture critiche o la supervisione delle consegne di merci [53] – funzioni che in Occidente venivano sempre più delegate a società private/contractors.

La presenza sotto copertura di Mosca nei conflitti regionali esteri si rivelò non troppo fruttuosa anche a causa dell’imposizione degli standard militari sovietici nei suoi stati “clienti”, che si riflesse per lo più in queste categorie o tendenze:

  • una spinta per la creazione di Distretti Militari (con potenziale utilizzo di questi come principali fronti operativi), che erano assolutamente inadatti per i paesi più piccoli, portando a spese economiche aggiuntive e crescenti debiti esterni;
  • enfasi sulle pesanti armature blindate, aspetto totalmente impraticabile in ambienti come giungle e foreste pluviali tropicali;
  • richiesta di introdurre uno stato maggiore delle forze armate – un’idea fraintesa dai leader dei paesi postcoloniali, per i quali tale struttura non era associata al potenziamento dell’efficacia militare, ma a un’istituzione rivale guidata (spesso priva di lealtà) delle forze armate.
  • enfasi su “sezioni prioritarie” che includevano: guerra antiaerea (PVO); EW e sorveglianza radioelettronica; addestramento del pilota; sabotaggio-sovversivo/operazioni di ricognizione.

È fondamentale notare come il supporto tecnico-militare sovietico (inteso come combinazione di esportazione di equipaggiamenti e relativo addestramento militare) fosse diventato uno degli strumenti principali del Cremlino per promuovere le sue ambizioni geopolitiche [54] in regioni remote.

Quando ci si riferisce ai consulenti militari sovietici all’estero, è di particolare interesse un caso su tutti: la cooperazione militare sovietica con la Libia (1973-1992). A parte l’acquisto di armi sovietiche (circa 20 miliardi di dollari), la Libia pagò anche il dispiegamento di specialisti militari sovietici sul suo territorio (Tripoli trasferì all’Unione Sovietica 30.000 dollari al mese per questo scopo). A livello locale, sono stati “trattati come mercenari” [55], che in effetti non erano così lontani dallo stato attuale delle cose: verso la fine degli anni ’80, specialisti militari sovietici erano ampiamente impiegati in tutti i principali conflitti armati combattuti da Libia, comprese le schermaglie ai confini con il Ciad, il Sudan, l’Egitto, il Niger, la Tanzania e la Tunisia [56] Dopo la dissoluzione dell’Unione Sovietica, molti (a questo punto ex) consiglieri militari sovietici scelsero deliberatamente di rimanere in Libia e continuare a prestare il proprio servizio per questo Paese, stavolta come appaltatori privati.

Sostenere i movimenti insurrezionali: addestrare i terroristi

Tra il 1959 e il 1971, l’eccezionale pensatore militare russo Evgeny Messner scrisse tre libri che di fatto predissero la natura dei futuri conflitti. La tesi chiave enfatizzata da Messner si rifletteva nel seguente postulato: “Le guerre non saranno combattute con le forze di eserciti regolari … le guerre future prenderanno la forma di un ammutinamento … partigiani, sabotatori, terroristi, propagandisti diventeranno la principale forza trainante. Violenza (intimidazione e terrore) e forze straniere clandestine diventeranno le armi principali in questa guerra “[57] Molte fonti occidentali e alcune russe attribuiscono alle tattiche scelte da Mosca il sostegno ai nascenti movimenti radicali in Medio Oriente, in linea con le idee di Messner. Questo potrebbe essere parzialmente vero; tuttavia, questi metodi sovietici dovrebbero essere principalmente attribuiti alla personalità del tenente generale Pavel Sudoplatov, [58] che, quasi un decennio prima di Messner, sostenne che per competere con successo con l’Occidente (principalmente gli Stati Uniti), l’Unione Sovietica avrebbe dovuto dare supporto ai movimenti di liberazione nazionale nelle cosiddette zone di influenza occidentali. Questo doveva essere fatto attraverso l’addestramento di terroristi locali, sabotatori e forze clandestine, che sarebbero potute diventare le “quinte colonne” del Cremlino nel caso in cui le ostilità con l’Occidente sarebbero esplose. Tale formazione consisteva in elementi “teorici” (lavoro ideologico) e “pratici” (pianificazione di operazioni militari non convenzionali). [59]

Sebbene in gran parte ignorata in quel momento, questa idea avrbebe preso vita dopo la morte di Stalin nel 1953. Ad esempio, questo elemento cominciò ad essere sviluppato attraverso vari programmi di scambi giovanili: nel 1957 (prima del 6 ° Festival Mondiale della Gioventù e degli Studenti), il KGB fece notare a Krusciov che questo evento sarebbe potuto essere usato come una buona opportunità a scopi ideologici; allo stesso modo, l’Università Patrice Lumumba (ora, Università dell’Amicizia Popolare della Russia), aperta nel 1960 e coordinata dal KGB, divenne uno dei principali centri di reclutamento sovietico per neofiti radicali di tutto il mondo (alcuni terroristi internazionali come Ilich “Carlos the Jackal” Ramírez Sánchez hanno studiato lì).

L’aspetto “pratico” della formazione dei radicali provenienti dall’estero fu coordinato dal Ministero della Difesa sovietico (MoD) e apparentemente dal KGB. Uno degli esempi più noti fu una base sita al 21° km dell’autostrada Simferopol-Alushta, nel villaggio di Perevalnoye, dove si trovava il 165° Centro di formazione classificato. Coordinato dal Ministero della Difesa, si dice che il centro fu attivo dal 1965 al 1990 ed abbia addestrato circa 18.000 combattenti stranieri. Il primo gruppo (75 persone) arrivò dalla Guinea-Bissau [60] nell’estate del 1965. [61] Fonti russe sostengono che “studenti” provenienti dai seguenti paesi/territori abbiano ricevuto una formazione pratica presso questo centro di addestramento: Etiopia, Guinea Conakry, Madagascar, Cuba, Afghanistan, Mali, Vietnam, Laos, Repubblica popolare di Kampuchea (PRK-Cambogia), Nicaragua, Yemen, Libano, Libia, Palestina, India, Zambia, Tanzania, Kongo, Benin, Grenada e São Tomé & Príncipe – i principali teatri degli “sforzi anti-coloniali e anti-imperialisti”. [62] È rilevante notare che l’addestramento venne svolto da ufficiali di quadri militari sovietici, che avevano tutti combattuto durante la Seconda Guerra Mondiale, mentre le principali aree di addestramento (oltre alle procedure tecnico/tattiche standard) includevano lo svolgimento di lezioni teorico-generali e tattico-specifiche su esplosivi/sabotaggio.[63] Le fonti russe hanno anche affermato che, in un solo anno (1977-1978), un altro centro di addestramento situato nel villaggio di Privolnoye (Mykolaiv Oblast ) abbia ospitato 400 palestinesi (provenienti da Siria e Libano), 200 angolani, 200 namibiani, 60 militanti del Sud Africa (African National Congress) e 20 militanti del Sud Yemen. [64]

A parte i casi sopra menzionati, vale la pena menzionare [65]:

  • i corsi per ufficiali superiori “Vystrel” (Solnechnogorsk, Moscow Oblast);
  • Le scuole speciali coordinate dal KGB e dall’intelligence militare, o GRU (Balashikha, Moscow Oblast);
  • il poligono militare di Totskoye (Oblast di Orenburg);
  • Mary (in Turkmenistan);
  • Frunze (ora Bishkek, Kirghizistan).

Da sottolineare che la parte sovietica impiegava attivamente i “proxies”: ad esempio, il sostegno sovietico all’Organizzazione per la liberazione della Palestina (inizialmente concordata da Mosca nel 1970) sarebbe stato mantenuto attraverso la Repubblica Democratica Tedesca (GDR) dopo un incontro iniziato tra Erik Honecker e Yasir Arafat a Berlino Est. Questi colloqui portarono successivamente alla fornitura di armi ed istruttori militari ai palestinesi. Alcuni dei contatti furono mantenuti anche attraverso la rappresentanza diplomatica sovietica in Tunisia. [66]

Chiamati spesso “combattenti per la libertà” e “ribelli” dalla narrativa sovietica, gli “alunni” di questi centri di addestramento sovietici erano, in effetti, addestrati a tattiche ampiamente utilizzate da varie organizzazioni terroristiche. Eppure, sebbene l’Unione Sovietica abbia costruito questa capacità addestrativa dei militanti stranieri per condurre una guerra non lineare, le forze armate sovietiche apparsero del tutto impreparate di fronte alle stesse tattiche usate contro di loro in Afghanistan. Negli anni ’80, i sovietici iniziarono a sperimentare forze anti-insurrezionali (principalmente il gruppo Kaskad, sotto l’egida del KGB, che sarebbe poi divenuta l’unità più preparata ad azioni counter-insurgency in Afghanistan). A parte le tecniche di preparazione specifiche, queste unità vennero addestrate alle lingue e tradizioni locali. [67] Tuttavia, come del resto la più recente storia con ISAF dimostra, tali misure si rivelarono largamente insufficienti.

Conclusioni

Dal 1558 al 1990, l’uso russo/sovietico di forze irregolari e appaltatori militari subì una serie di profonde trasformazioni. Ma è stata la combinazione di esperienze maturate nella prima metà del 20° secolo, durante la Guerra civile e la Grande guerra patriottica, che diede origine ad un fenomeno qualitativamente nuovo e multistrato che combina:

  • Asimmetricità e rapidità di azione (una tesi promulgata da Lenin), che portò all’emergere di forze di operazioni speciali come Vympel e Alpha Group, una tradizione che rimase anche nella Russia post-1991;
  • Confronto politico-militare con l’Occidente, accendendo e sostenendo le forze rivoluzionarie di “liberazione nazionale” all’estero;
  • Confronto geopolitico con l’Occidente e proliferazione di interessi geopolitici sovietici all’estero.

Le conseguenze della Guerra dei Sei Giorni (1967) aggiunsero una nuova ruga alla strategia sovietica: il trasferimento precedentemente praticato dei metodi di guerra clandestina fu mescolato con la componente anti-ebraica sponsorizzata, all’epoca, dallo stato (con un ruolo decisivo del KGB) [68] – una combinazione che sarebbe poi stata ampiamente utilizzata in Medio Oriente, determinando un’ondata crescente di terrorismo e il disgregamento di una qualche sicurezza regionale.

Ciononostante, l’Unione Sovietica si trovò poco preparata ad operazioni counter-insurgency e alle forme di guerriglia asimmetrica utilizzata contro se stessa dai militanti in Afghanistan. E simultaneamente, i sovietici (con grande stupore e quasi insopportabile stupidità [69]) si trovarono a confrontarsi con una guerra non lineare in Medio Oriente. Le forze di Mosca subirono un duro colpo in Siria, dove, a partire dall’estate del 1981, gli islamisti radicali – fondendo elementi di tattiche clandestine sovietiche e attentati suicidi – lanciarono una serie di attacchi contro il personale militare sovietico nelle principali città siriane. Come conseguenza di una di queste operazioni (5 ottobre 1981), il colonnello Grigori Yashkin, capo dei consiglieri militari sovietici in Siria, fu gravemente ferito, mentre cinque consiglieri vennero uccisi sul posto ed altri 300 furono feriti. [70]

Apparentemente, queste deficienze storiche non hanno scoraggiato la nuova generazione della leadership militare russa. Al contrario, come dichiarato dal capo dello Stato maggiore della Russia, Valery Gerasimov, nel 2013, i conflitti futuri potrebbero essere caratterizzati da fattori come le “no-fly zones” e blocchi navali. Questo modello, ha osservato, è stato testato in Libia nel 2011. E nella preparazione di tali eventualità, “l’impiego estensivo di società militari private in collaborazione con gruppi armati di forze locali dell’opposizione” dovrebbe diventare un elemento fondamentale. Secondo Gerasimov, quando “si riflette sulle nuove forme di guerra, la Russia deve ricordare la propria esperienza”, incluso “… l’impiego di unità clandestine durante la Grande Guerra Patriottica, [e] lo scontro con forze irregolari in Afghanistan e nel Caucaso settentrionale”. [71]

Così, verso la fine del 2013 (sulla scia della crisi ucraina), la parte russa ha ampiamente ripensato all’importanza di forme di guerra non lineari. Ciò è stato profondamente influenzato dal tesoro fatto grazie all’esperienza maturata nei conflitti regionali in Medio Oriente (sebbene la discussione generale su questo fosse iniziata molto prima). È importante sottolineare che la parte russa stava pianificando di fare affidamento non solo sull’esperienza dii contractors militari, pariteticamente a quanto avviene con l’Occidente, ma anche sui propri livelli di esperienza e maturità acquisita nel campo del confronto “non-lineare” (vasto e spesso ben riuscito).

NOTE:

  1. Per più informazioni, vedi Sergey Sukhankin, “War, Business and Ideology: How Russian Private Military Contractors Pursue Moscow’s Interests,” The Jamestown Foundation, 20 marzo 2019, https://jamestown.org/program/war-business-and-ideology-how-russian-private-military-contractors-pursue-moscows-interests/
  2. Ivan Zabelin, Minin i Pozharskiy: Pryamye i krivye v smutnoe vremya (Moscow: Agraf, 1999)
  3. Il popolo non russo rimase una fonte di perenne instabilità e pericolo, diventando spesso un fattore chiave in varie rivolte popolari alla periferia dell’Impero russo nel corso del XVIII secolo e del XIX secolo, specialmente dopo lo scoppio della Prima guerra caucasica ( 1817-1864)
  4. I Cosacchi sono militarizzati e inizialmente etnicamente non russi, menzionati per la prima volta nella corrispondenza ufficiale tra il granduca russo Ivan il Terribile e il conte Nogay Yussuf, nell’anno 1550. In tutta la storia russa, fino al 1917, questo gruppo fu attivamente impiegato dal governo dell’Impero russo principalmente per servizi paramilitari
  5. La Russia di fatto è uscita dalla guerra nel 1917
  6. Ilya Polonskiy, “Samye neobychnye I ekzoticheskie voyska Rossiyskoy imperii,” Voyennoe obozrenie, 23 agosto 2018, https://topwar.ru/145903-samye-neobychnye-i-jekzoticheskie-vojska-rossijskoj-imperii.html
  7. Vitaliy Maryutkin, “Bashkiro-meshcheryakskoe voysko na sluzhbe Rossii,” Nezavisimoe Voyennoe obozrenie,  27 ottobre 2017, http://nvo.ng.ru/history/2017-10-27/14_971_bashkir.html
  8. È importante ricordare che questa funzione era attribuita ai cosiddetti non russi. Oltre ai cosacchi di Terek e Kuban, erano attivamente impiegati i Cherokee, Nogais, Stavropol Turkmens, Tatars, Georgians e Tatari della Crimea. Per ulteriori informazioni, vedere: Nikolay Plotnikov, “Sobstvenny Ego Velichestva konvoy,” Voyenno-istoricheskiy zhurnal, №5 (1991), http://gosudarstvo.voskres.ru/army/convoy.htm
  9. Il termine °plastun° deriva dalla parola russa (e ucraina) “plast”, che significa “foglio”, tramite l’espressione “posare come un foglio” o, in altre parole, “giacere basso”
  10. “Plastuny: kazachiy spetsnaz,” Russkaya semerka, 25 settembre 2016, https://russian7.ru/post/plastuny/
  11. “Irregulyarnye voyska v Rossiyskoy imperii,” Mvd.prav-ussr.su, Accessed on February 2, 2019, http://mvd.prav-ussr.su/иррегулярные-войска-в-российской-имп/
  12. Sergey Sukhankin, “Russia to Use Irregular Forces Against ‘Hybrid Threats’: The Case of Kaliningrad,” Eurasia Daily Monitor, Volume: 15 Issue: 110 (24 luglio 2018), https://jamestown.org/program/russia-to-use-irregular-forces-against-hybrid-threats-the-case-of-kaliningrad/
  13. Igor Zakharin, “Na sluzhbe u persidskogo shakha,” Chasovoy, № 629 (1981): 14–16
  14. Anatoly Taras, Malaya voyna. Organizatsyaya I taktika boevykh deystviy malykh podrazdeleniy (1998). Disponibile qui: https://litresp.ru/chitat/ru/Т/taras-anatolij-efimovich/malaya-vojna-organizaciya-i-taktika-boevih-dejstvij-malih-podrazdelenij
  15. Questi gruppi di contadini armati semi-organizzati hanno combattuto contro tutte le forze governative durante la guerra civile
  16. “O voyennoy deyatelnosti V.I.Lenina v period inostrannoy voyennoy interventsii,” in Lenin vel nas k pobede (Moscow: Gospolitizdat, 1962). Disponibile qui: https://leninism.su/memory/4127-lenin-vel-nas-k-pobede49.html?start=3
  17. Iosif  Unshlikht, “Sozdatel spetsnaza,”  Zen.yandex.ru, 13 novembre 2018, https://zen.yandex.ru/media/nashi/iosif-unshliht-sozdatel-specnaza-5beac2f4684fe000b389d998
  18. Alexander Kolpakidi, D.P. Prokhorov, Imperiya GRU, Book 2 (Olma-Press, 2000), https://www.e-reading.club/book.php?book=28594
  19. “Partizanskoe dvizhenie v Zapadnoy Belorussii (Polsha) 1921-1925. Sovetskaya ‘aktivnaya razvedka’,” Hronos, 10 febbraio 2019, http://www.hrono.ru/sobyt/1900war/1921pol.php
  20. Arkhiv Trotskogo. Kommunisticheskaya oppozitsiya v SSSR. 1923-1927, ed. Y. Felshtinskiy, Т 1 (Мoscow: Terra, 1990)
  21. Kolpakidi, Imperiya GRU
  22. Yuri Veremeev, “Krasnaya Armiya I Vtoraya Mirovaya voyna. Uchilas li Krasnaya Armiya oboronyatsya,” in Anatomiya armii, 1 febbraio 2019, http://army.armor.kiev.ua/hist/obor-ne%20umel.shtml
  23. Partizanskoje dvizhenije w Velikoii Otechestvennoii vojne // Sovietskaya vojennaja entsiklopedija. T. 6. Glav. red. N.V. Ogarkov. Moskva, Voejenizdat, 1978, pp. 230–234
  24. Vladimir Kvachkov. Spetsnaz Rossii. Moskva, Russkaja panorama, 2006
  25. Ivan Kovtun. “Okhotniki”: spetspodrazdelenija vermakhta po borbe s partizanami, http://www.bratishka.ru/archiv/2009/2/2009_2_12.php
  26. It is worth mentioning that the idea of creating “units of special operations” was put forth in the early 1950s by Georgy Zhukov. For more information see: “Den podrazdeleniy spetsialnogo naznacheniya (Den spetsnaza) v Rossii,” Ria.ru, 24 ottobre 2016, https://ria.ru/20161024/1479707398.html
  27. Igor Vetrov, “Istoki: spetsnaz GRU: istoriya s prodolzheniem,” Bratishka, ottobre 2008, http://www.bratishka.ru/archiv/2008/10/2008_10_5.php
  28. Taras Repin, “Chem GRU otlichalos ot KGB SSSR,” Russkaya semerka, 16 Ottobre 2018, https://russian7.ru/post/chem-gru-otlichalos-ot-kgb-sssr/
  29. Dmitry Yurov, “Shest zarubezhnykh operatsyj spetsnaza GRU,” TV Zvezda, 20 diccembre 2014, https://tvzvezda.ru/news/forces/content/201412200924-z0al.htm
  30. Apparentemente, la cifra era molto più alta. Ma a causa di un livello estremamente elevato di segretezza, potrebbe essere impossibile accertare il numero corretto. Per esempio, fonti russe sostengono che solo in Egitto, tra il 1967 e il 1973, il numero di militari russi in rotazione e in uscita dal conflitto raggiunse i 30.000-50.000. Igor Eliseev, Aleksey Tikhonov, “V teni piramid”, Rossiyskaya Gazeta, №5300 (221), 30 settembre 2010, https://rg.ru/2010/09/30/taina.html
  31. Vladimir Lenin, Polnoe sobranie sochineniy, T 39, (Мoscow: Izdatelstvo politicheskoy literatury, 1967–1981), 329
  32. Pavel Sudoplatov, Spetsoperatsii. Lubyanka I Kreml 1930—1950 gody, (Мoscow: Olma-Press, 1997)
  33. Konstitutsiya (Osnovnoy zakon) Soyuza Sovetskikh Sotsialisticheskih Respublik, Capitolo  4 (Foreign Policy), Articolo 30,  7 Ottobre 1977 http://www.hist.msu.ru/ER/Etext/cnst1977.htm#i
  34. Viacheslav Gusarov, “Strategiya ‘taynykh voyn’ Rossii,” Informatsyonnoe soprotivlenie, 5 Settembre, 2016, http://sprotyv.info/ru/news/kiev/strategiya-taynyh-voyn-rossii
  35. Nikita Khrushchev, Vremya, lyudi, vlast, Т. 2, (Мoscow, 1999)
  36. Sergey Kolomnin, “Soldaty chetyrekh kontinentov I trekh okeanov,” Nezavisimoe voyennoe obozrenie, February 24, 2012,  http://nvo.ng.ru/wars/2012-02-24/1_international.html
  37. “Pozor Rossii,” Snob, febbraio 2018, https://snob.ru/profile/31374/print/134437
  38. Ad esempio, mentre lavorava alle sue memorie, il colonnello Vladimir Voronov, ex comandante del contingente sovietico in Vietnam, inviò una richiesta all’archivio centrale del ministero della Difesa dell’URSS per chiarire alcuni dettagli, ma venne rimproverato. Ciò evidenziò un altissimo livello di segretezza che persiste ben dopo il crollo dell’Unione Sovietica nel 1991. Per maggiori informazioni vedi: Igor Morozov, “Kak my voyevali vo Vyetname”, Moskovskoe obyedinenie organizatsiy veteranov voyny v Afganistane Pereval, Rossiyskaya nezavisimaya gazeta veteranov voyny v Avganistane, (Mosca: Moskovskoe gorodskoe voyenno-patrioticheskoe obyedinenie, ottobre 1991
  39. ooryzhennaya borba narodov Azii za svobodu I nezavisimost: 1945-1980, (Moscow: Nauka, 1984), 131
  40. V.Budakov, “Zashchita zavoyevaniy natsionalno-osvoboditelnoy revolyutsii – vazhneyshaya funktciya molodogo razvivayushchegosya gosudarstva,” Voyenno-istoricheskiy zhurnal: Pechatnyj organ Ministerstva oborony SSSR, No 11 (Moscow: Krasnaya Zvezda, 1980)
  41. Grigory Yashkin, “My voevali v Sirii,” Vestnik PVO, № 4, (1988)
  42. “Boy XXI veka,” Akademiya Voyennykh NaukRossiyskoy Federatsii,  4 febbraio, 2019, http://www.avnrf.ru/index.php/publikatsii-otdelenij-avn/nauchnykh-otdelenij/voennogo-iskusstva/228-boj-xxi-veka
  43. Nikolay Kolesnik, “My zashchishchali Khanoy,”  Almanakh “Iskusstvo voyny,” 23 marzo 2012 http://navoine.info/we-were-defending-hanoi.html
  44. Leonid Mlechin, “Pogib, zasshchishchaya Siriyu,” Novaya Gazeta, 18 settenbre 2015, https://www.novayagazeta.ru/articles/2015/09/18/65656-171-pogib-zaschischaya-siriyu-187-8212
  45. Grigory Yashkin, “Pod zharkim solntsem Sirii,” Voyenno-istoricheskiy zhurnal,  № 4, (1998),  https://colonelcassad.livejournal.com/4393476.html
  46. Ad esempio, questo è stato chiaramente dimostrato durante la cosiddetta “calamità della Bekaa” (in riferimento alla Valle del Bekaa in Libano), il 9-10 giugno 1982, quando l’armamento sovietico (e le tattiche di combattimento) si rivelò significativamente inferiore rispetto alla controparte israeliana. Il conseguente shock di Mosca venne amplificato dal fatto che alcuni military advisor sovietici stavano prendendo parte all’operazione proprio accanto ai siriani, compromettendo di fatto la retorica spinta dai russi che gli insuccessi fossero causati dall’ “inferiorità militare araba”. Per ulteriori informazioni: Vladimir Voronov, “Siriyskiy rok”, Radio Liberty, 4 ottobre 2016, https://www.svoboda.org/a/28029586.html
  47. Alexander Kramchikhin, “Voyennoe stroitelstvo v Rossii, Znamya, №12, (2005)
  48. Anatoly Kulikov, “Poluchennyj v lokalnykh voynakh opyt boevogo primeneniya voysk PVO ostaetsya maloizvestnym I prakticheski ne ispolzuetsya v boevoy podgotovke chastey I soedineniy,” Army.lv, 29 gennaio 2019 http://army.lv/ru/Poluchenniy-v-lokalnih-voynah-opit-boevogo-primeneniya-voysk-PVO-ostaetsya-maloizvestnim-i-prakticheski-ne-ispolzuetsya-v-boevoy-podgotovke-chastey-i-soedineniy/2424/4239
  49. Grigory Yashkin, “My voevali v Sirii,” Vestnik PVO,  № 4, (1988) http://sr.fondedin.ru/new/fullnews_arch_to.php?subaction=showfull&id=1446377182&archive=1449042076&start_from=&ucat=14&
  50. Andrey Orlov, “Perspektivy razvitiya taktiki I operetivnogo isskustva form I sposobov vooruzhennoy borby po opytu minuvshykh voyn,”  Tsentr strategicheskikh otsenok I prognozov, 8 novembre 2016 http://csef.ru/ru/oborona-i-bezopasnost/348/perspektivy-razvitiya-taktiki-i-operativnogo-iskusstva-form-i-sposobov-vooruzhennoj-borby-po-opytu-minuvshih-vojn-7222
  51. Mikhail Khodarenok, “Afganskaya kompaniya SSSR: nevostrebovannyi opyt,” Armeyskiy vestnik, 14 marzo 2014 https://army-news.ru/2014/03/afganskaya-kampaniya-sssr-nevostrebovannyj-opyt/
  52. L’eccezione era l’intelligence militare (GRU) Spetsnaz; anche se le loro azioni non hanno sempre dato risultati positivi
  53. Khodarenok, “Afganskaya kompaniya SSSR: nevostrebovannyi opyt,” 14 marzo 2014
  54. O, come hanno sostenuto anche alcuni esperti, “interessi geostrategici”: per esempio, vedi Sergey Lavrenkov, Igor Popov, Sovietskii Soyuz w lokalnykh voynakh i konfliktakh, (Astrel: Moskva, 2003); Aleksandr Okorokov, Tayniye voyny SSSR, (Sovietskije voenspetsi w lokalnykh konfliktakh ХХ veka: Moskva, Vesch, 2012)
  55. Vladimir Voronov, Aleksandr Artemjev, “Sovietskaja shkola Kaddafi,” Gazeta.ru, 31 marzo 2011,   https://www.gazeta.ru/politics/theme/2011/03/31/3571009.shtml
  56. Larisa Kucherova. W nebe and Liviej // Ministerstvo oborony Respubliki Belarus. Armija: Zhurnal Vooruzennykh sil Respubliki Belarus. Minsk, 2011, № 4 (92), pp. 20—27; Voronov, Artejev
  57. Aleksandr Savinkin, Igor Domnin, “Voyennaya klassika- nash zolotoy zapas,” Voyenno–promyshlennyj kuryer, 28 aprile, 2010, https://vpk-news.ru/articles/6872
  58. Durante la Grande Guerra Patriottica, il Tenente Generale Sudoplatov era a capo dell’amministrazione NKVD preposta a compiti speciali, di fatto coordinando le unità partigiane e quelle da ricognizione/sabotaggio nella retroguardia del nemico
  59. Viktor Baranets, “Neobyavlennaya voyna,” Komsomolskaya Pravda, 7 april 2013, https://www.kp.ru/daily/26006.5/2935170/
  60. È importante notare come la Guinea-Bissau, nota tra i pensatori militari russo-sovietici come “piccolo Vietnam”, fosse considerata uno degli esempi più riusciti di guerra clandestina in Africa. Per ulteriori informazioni, consultare: “Portugalskiy Vyetnam, Kok s pomoshchyu SSSR Gvineya-Bisau dobilas nezavisimosti,” Voyennoe obozrenie, 29 aprile 2016, https://topwar.ru/94688-portugalskiy-vetnam-kak-s-pomoschyu-sssr -gvineya-Bisau-dobilas-nezavisimosti.html
  61. Elena Ovcharenko, Maksim Chizhykov, “Arabskikh terroristov gotovili v Krymu,” Komsomolskaya Pravda, 28 september 2001, https://www.kp.ru/daily/22643/12438/
  62. Baranets, “Neobyavlennaya voyna,” 7 april, 2013
  63. “Evgeniy Loginov. SVOU. Perevalnoe v SSSR i segodnya,” Soyuz veteranov VIIYA, 26 luglio, 2012, https://vkimo.com/blog/%D0%B5%D0%B2%D0%B3%D0%B5%D0%BD%D0%B8%D0%B9-%D0%BB%D0%BE%D0%B3%D0%B8%D0%BD%D0%BE%D0%B2-%D1%81%D0%B2%D0%BE%D1%83-%D0%BF%D0%B5%D1%80%D0%B5%D0%B2%D0%B0%D0%BB%D1%8C%D0%BD%D0%BE%D0%B5-%D0%B2-%D1%81%D1%81/
  64. Dmitry Zubarev, “Kursanty dlya borby za sotsializm vo vsem mire,” Index, No19 (2003), http://index.org.ru/journal/19/zubar19.htm
  65. Aleksandr Shulman, “Kak Izrail unichtozhyl PVO I aviatsiyu Sirii, a takzhe sotni sovetskikh instruktorov,” Argument, 4 luglio 2015, http://argumentua.com/stati/kak-izrail-unichtozhil-pvo-i-aviatsiyu-sirii-takzhe-sotni-sovetskikh-instruktorov
  66. Stanislav Lekarev, Aleksandr Viktorov, “‘Russkiy sled’ v Palestine,” Nezavisimoe voyennoe obozrenie, 21 giugno 2002, http://nvo.ng.ru/spforces/2002-06-21/7_palestina.html
  67. Sergey Kozlov, “Professionally: Ravnykh emu ne bylo,” Bratishka, agosto 2011, http://www.bratishka.ru/archiv/2011/8/2011_8_1.php
  68. Sergey Sukhankin, “Anti-Semitism in the late Soviet Union: The rise and fall of Pamyat movement,” Tiempo Devorado, the Autonomous University of Barcelona, Vol. 4, No 1 (2017), https://revistes.uab.cat/tdevorado/article/view/v4-n1-sukhankin
  69. Andrey Pochtarev, “Na Livanskom napravlenii,” Krasnaya Zvezda, 28 febbraio 2002
  70. Grigory Yashkin, “My voyevali v Sirii,” Vestnik PVO, No 4 (Moscow: Krasnaya Zvezda, 1988)
  71. Valeriy Gerasimov, “Tsennost nauki v predvidenii,” Voenno-Promyshlennyi Kurier, 26 febbraio 2013, https://vpk-news.ru/articles/14632

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